Il Four-in-Hand, o tiro a quattro, è un attacco formato da quattro cavalli disposti in due pariglie. Davanti lavorano i cavalli di volata, o leaders, che indicano la direzione e danno impulso; vicino alla carrozza si trovano i cavalli di timone, o wheelers, che contribuiscono alla trazione, alla stabilità e al controllo del veicolo.
In attesa di vedere domani Luca Cassottana impegnato nel Dressage del FEI Driving World Championship Four-in-Hand di Aachen 2026, proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta di questa specialità degli Attacchi.
Dopo aver conosciuto più da vicino la figura del driver, nella seconda puntata di questo special dedicato agli Attacchi Roland Morat ci accompagna fra le due pariglie che completano l’equipaggio: chi sono i cavalli di volata, quale compito svolgono quelli di timone e come si costruisce un vero Team?
Roland, che cos’è esattamente un tiro a quattro?
Il tiro a quattro, o Four-in-Hand, è un attacco composto da quattro cavalli disposti su due pariglie, una davanti all’altra.
«La pariglia anteriore è formata dai cavalli di volata, chiamati in inglese leaders: volata sinistra e volata destra. Dietro di loro, immediatamente davanti alla carrozza, lavorano i cavalli di timone, i wheelers: timoniere sinistro e timoniere destro».
I cavalli di volata sono dunque quelli che guidano l’attacco?
«Sì, hanno un ruolo centrale nella conduzione del tiro a quattro. Lavorano più lontano dalla carrozza e sono responsabili della direzione, del ritmo e della traiettoria dell’intero attacco.
Devono essere agili, pronti, sensibili agli aiuti e molto ben addestrati, capaci di rispondere rapidamente alle indicazioni del guidatore e di adattarsi con facilità ai cambi di direzione».
Quali caratteristiche deve possedere un buon cavallo di volata?
«Prima di tutto deve essere coraggioso e naturalmente portato ad avanzare da solo. Non può dipendere costantemente dagli altri cavalli, né lasciarsi condizionare da ciò che incontra davanti a sé: il pubblico, le decorazioni, i passaggi stretti, l’acqua, le ombre, i rumori o qualsiasi situazione nuova.
Deve unire iniziativa e sicurezza, senza però diventare eccessivamente forte o difficile da gestire. Serve una grandissima volontà di avanzare, capace quasi di trascinare con sé l’animo dell’intera carovana».
Il ruolo dei leaders cambia nelle tre prove del Four-in-Hand?
«Certamente. Nel dressage contribuiscono in modo decisivo all’impressione generale di leggerezza, elasticità, eleganza e armonia. Idealmente devono mostrare un trotto elastico, espressivo e di grande qualità: quasi kokett, come si dice in tedesco. Devono cioè presentarsi con presenza, fierezza e un pizzico di civetteria.
Nella maratona e nei coni, invece, diventano i veri leader dell’attacco. Devono essere reattivi, maneggevoli, intelligenti e coraggiosi, perché sono i primi ad affrontare le porte degli ostacoli e a impostare le linee di passaggio».

Anna Sandmann (GER) presenta il suo tiro a quattro nella prova di dressage dei FEI Driving European Championships di Lähden 2025. Nel rettangolo, compatibilità, cadenza e armonia fra le due pariglie contribuiscono all’impressione complessiva del Team. © FEI/Massimo Argenziano
Come si riconosce un buon cavallo di volata mentre affronta un ostacolo?
«È bellissimo osservarlo al lavoro: ha le orecchie puntate in avanti e lo sguardo attento, quasi stesse cercando il passaggio giusto, pur continuando a seguire le indicazioni del driver.
Deve interpretare molto rapidamente ciò che ha davanti. Quando il passaggio diventa stretto, deve essere pronto anche a spostarsi lateralmente, quasi a saltare di lato, per imboccare la linea indicata dal guidatore.
È proprio qui che emerge la sua intelligenza: non deve semplicemente correre davanti, ma comprendere, collaborare e cercare insieme al driver la strada attraverso l’ostacolo».
Perché negli attacchi di alto livello compare spesso un quinto cavallo?
«Perché si può avere bisogno di un soggetto con caratteristiche particolari, da utilizzare soprattutto nella maratona e nei coni. Non è necessariamente il cavallo più elegante o appariscente della squadra: spesso è il più forte, coraggioso, affidabile e lavoratore.
Pensiamo, per esempio, a un tiro a quattro composto da cavalli olandesi, molto apprezzati nel driving per le andature rilevate, elastiche ed espressive. Il quinto cavallo potrebbe essere un Lipizzano: magari meno spettacolare nel movimento, ma estremamente forte, affidabile, coraggioso e determinato.
Messo in volata, è il cavallo che prende in mano l’attacco: avanza, cerca il passaggio e, con la propria determinazione, riesce a portarsi dietro tutto il Team quando occorrono forza, rapidità e coraggio».
Qual è invece il compito dei cavalli di timone?
«I wheelers formano la pariglia più vicina alla carrozza e svolgono un compito molto diverso. Se i cavalli di volata sono i leader, quelli che indicano e cercano la strada, i cavalli di timone sono soprattutto i lavoratori e gli esecutori dell’attacco.
Devono essere forti, equilibrati, affidabili e sicuri, capaci di lavorare con continuità e precisione. Trovandosi direttamente davanti alla carrozza, contribuiscono alla sua stabilità e al controllo delle forze generate dal veicolo».
In quali momenti il loro lavoro diventa particolarmente importante?
«Nelle discese, nelle curve strette e durante la maratona, quando le sollecitazioni prodotte dalla carrozza aumentano e la pariglia di timone deve garantire stabilità e controllo.
Per questo si scelgono generalmente cavalli dotati di una buona struttura, forza nel posteriore, equilibrio e grande solidità mentale. Devono anche essere perfettamente abituati alla vicinanza della carrozza, ai suoi rumori e ai suoi movimenti.
Sono cavalli che devono lavorare senza esitazioni: costanti, affidabili e capaci di mettere la propria forza al servizio dell’intero attacco».
Basta riunire quattro ottimi cavalli per costruire un buon Four-in-Hand?
«No, non basta. È fondamentale che i quattro cavalli riescano a lavorare come un insieme armonico.
All’interno di ciascuna pariglia devono essere compatibili per taglia, lunghezza e frequenza del passo, cadenza, temperamento e livello di addestramento. Un cavallo completo può essere impiegato tanto in volata quanto a timone e, negli attacchi di alto livello, questa versatilità costituisce un grande vantaggio».
Dove risiede, allora, la vera arte nel comporre un tiro a quattro?
«Nel comprendere quale ruolo ogni cavallo possa svolgere meglio e nel creare un insieme nel quale le caratteristiche dei singoli soggetti si completino a vicenda.
I cavalli di volata guidano, cercano la strada e danno impulso; quelli di timone lavorano, sostengono e stabilizzano. Ma soltanto quando queste qualità differenti riescono a fondersi, i quattro cavalli smettono di essere quattro individui e diventano realmente un unico attacco.
Non è un caso che, nel mondo sportivo, il tiro a quattro venga spesso definito semplicemente Team».
Se ve lo eravate persi, ecco il primo articolo di questa serie nato dalla collaborazione con Roland Morat e qui il programma ufficiale del Driving ad Aachen 2026.

Christoph Sandmann (GER), medaglia d’argento individuale ai FEI Driving European Championships di Lähden 2025, affronta con il suo tiro a quattro un ostacolo della prova Coni. © FEI/Massimo Argenziano






















